Tempo di Sede vacante, tempo di nuove parole che però sono antichissime. I media ma anche la gente comune si trovano, come già all’indomani della morte di Giovanni Paolo II e del conclave per l’elezioni di Benedetto XVI, a misurarsi con una terminologia ecclesiastica non proprio familiare. Da ieri alle 20 si comincia a sentire più spesso la parola “Camerlengo”, che nell’attuale frangente è riferita al cardinale Tarcisio Bertone che per effetto della rinuncia al pontificato di papa Ratzinger e la conseguenze vacanza della sede apostolica è il Camerlengo di Santa Romana Chiesa. Il camerlengo,secondo tradizione antichissima, presiede alla gestione amministrativa e rituale della Sede vacante fino all’elezione del nuovo pontefice.
Il termine deriva dal latino medievale camarlingus, a sua volta derivato del franco kamerling, che significa “addetto alla camera del sovrano”. La figura del camerlengo sorse nel XII secolo: egli veniva detto camerarius, ed era responsabile dell’amministrazione delle finanze della Curia e dei beni temporali della Santa Sede, la cosiddetta camera thesauraria.
Per secoli, il Camerlengo è stato il prelato di curia più vicino al papa con tanto di privilegi, inoltre era anche il responsabile della disciplina all’interno della curia: non a caso riceveva dal papa il “bastone del comando”. Il ruolo del camerlengo venne ridimensionato con la riforma della curia voluta da papa Pio X che però non modificò le mansioni del camerlengo durante il periodo di Sede vacante per il semplice motivo che è una delle cariche che non decade al momento della morte o dell’abdicazione di un pontefice.
In caso di morte del papa il camerlengo non ha un compito facile: a lui spetta la ricognizione della salma del papa defunto. Non si tratta di una sorta di autopsia ma di un vero e proprio rito per accertarsi che il pontefice non sia più in vita. Per verificare l’avvenuto decesso del Papa la tradizione vuole che il Camerlengo chiami per tre volte con il nome di battesimo il pontefice.
Nel caso di mancata risposta, il camerlengo ne dichiara la morte con la formula “Vere Papa mortuus est”. Probabilmente questa formula di accertamento della morte è stata usata per l’ultima volta dal Cardinal Camerlengo Pecci (futuro Papa Leone XIII) sulla salma di Pio IX morto nel 1878.
Per secoli il protocollo aveva previsto inoltre che il Camerlengo picchiettasse la fronte del Pontefice con un martelletto d’argento recante lo stemma papale: oggi il martelletto è andato in pensione e questo gesto è stato sostituito con il semplice stendere un velo sul viso del papa defunto.
Successivamente il Camerlengo rimuove l’anello piscatorio dal dito anulare della mano destra del defunto pontefice ed ordina che il sigillo papale presente sull’anello venga infranto.
Il cardinal Bertone si è risparmiato questa fase un po’ complicata e visto che Bendetto XVI ha rinunciato al soglio di Pietro ha dovuto solamente apporre i sigilli allo studio ed alla camera da letto del papa.
Ma il lavoro per il porporato salesiano non finisce qui, infatti con la Sede vacante inizia il periodo più intenso del Camerlengo. A Bertone in queste settimane è affidata la gestione delle questioni quotidiane della Chiesa con l’assistenza di tre Cardinali, che sono estratti a sorte ogni tre giorni, uno per ciascun Ordine (Vescovo, presbitero e diacono), tra i Cardinali già convenuti a Roma, e formano la cosiddetta “Congregazione particolare”. Le questioni più importanti invece devono essere trattate con l’assemblea generale dei Cardinali, detta “Congregazione generale”.
Durante la Sede vacante lo stemma del Camerlengo, pur rimanendo con trenta fiocchi rossi (come per i Cardinali), sarà sormontato dal l’ombrellino della Sede vacante (detto anche basilicale), attraversato dalle chiavi pontificie, sopra il consueto galero (il cappello cardinalizio).
Tarcisio Bertone come Camerlengo farà sicuramente la felicità degli esperti di numismatica poiché durante questo periodo ha anche la facoltà di battere “moneta” che, pur avendo corso legale, non si troverà mai in circolazione, essendo destinata esclusivamente all’acquisto da parte dei collezionisti; su di essa sono riportati il suo stemma, la dicitura “Sede vacante” e, in latino, l’anno di conio o millesimo.