il prezioso volume era in casa di un collezionista

Ritrovato a Bologna il "De Architectura" di Vitruvio rubato nel 1985

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20 gennaio 2012 -  I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo hanno recuperato, presso l’abitazione di un privato collezionista di Bologna, un pregevole libro del XVI sec., il ‘De Architectura’ di Vitruvio, in un’edizione stampata a Venezia, nel 1567, per i tipi dell’officina libraria di Francesco de Francisci senese e Johan Krugher tedesco.

L’importante opera, una delle prime a stampa di questo autore latino, fu trafugata, insieme ad altre, nel 1985, dalla biblioteca vescovile dell’arcidiocesi di Monreale (Palermo) ed apparteneva alle originarie collezioni donate dal famoso Ludovico II de Torres Arcivescovo di Monreale dal 1573 al 1584. Il recupero del libro e’ stato attuato grazie alla Banca Dati delle Opere illecitamente sottratte del comando carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, la piu’ grande banca dati del mondo (con oltre 4 milioni di files), strumento operativo efficace ed insostituibile, la piu’ importante memoria storica, gestita dall’Arma, al servizio della collettivita’, per individuare, anche a distanza di anni, i beni culturali andati dispersi.


I militari hanno individuato il libro in vendita presso una casa d’asta, e da quella sono risaliti al detentore che l’aveva posta in vendita: lo stesso aveva ereditato l’opera dal padre defunto, e l’autorita’ giudiziaria ha stabilito nei suoi confronti l’estraneita’ a qualsiasi reato. L’opera e’ stata sequestrata e successivamente riconsegnata alla biblioteca arcivescovile di Monreale, nelle mani del suo curatore padre Giuseppe Ruggirello.

Il ‘De architectura’ (Sull’architettura) e’ un trattato latino scritto da Marco Vitruvio Pollione intorno al 25 a.C. E’ l’unico testo sull’architettura giunto integro dall’antichita’ e divenne il fondamento teorico dell’architettura occidentale, dal Rinascimento fino alla fine del XIX secolo. L’opera costituisce una delle fonti principali della moderna conoscenza sui metodi costruttivi degli antichi romani, come pure della progettazione di strutture, sia grandi (acquedotti, edifici, bagni, porti) sia piccole (macchine, strumenti di misurazione, utensili).

L’opera fu scritta probabilmente negli anni in cui l’imperatore Augusto, a cui era dedicato il trattato, progettava un rinnovamento generale dell’edilizia pubblica. Il trattato e’ sopravvissuto grazie ad un’unica copia, priva delle illustrazioni che corredavano l’opera, proveniente dalle isole britanniche e portata da Alcuino alla corte di Carlo Magno dove suscito’ un interesse esclusivamente filologico, per esempio in Eginardo.Copiato in vari esemplari a partire dalla copia originaria oggi persa, pare che il trattato non abbia esercitato alcuna influenza sull’architettura per tutto il medioevo, sebbene un manoscritto del ‘De Architectura’ a Oxford rechi glosse al margine di mano di Petrarca, e Boccaccio ne possedesse una copia.

Altre copie sono documentate, anche in Italia, a fine trecento. Perde credito, pertanto, il mito della riscoperta nel 1414 a Montecassino da parte di Poggio Bracciolini, che comunque deve averne rinvenuta una copia nelle sue ricerche, forse in area tedesca, contribuendo cosi’ alla sua diffusione e riscoperta culturale. Nel XV secolo, infatti, la conoscenza e l’interesse per Vitruvio crebbero sempre di piu’, soprattutto per merito di Lorenzo Ghiberti (che ne attinge per i suoi Commentari), Leon Battista Alberti (che ne fa una sorta di rilettura critica e creativa nel De re aedificatoria), Francesco di Giorgio Martini (a cui dobbiamo la prima, parziale, traduzione in lingua volgare, rimasta manoscritta), Raffaello (che la fece tradurre da Fabio Calvo per poterla studiare direttamente).

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