Milano, crack Hdc

J'accuse di Luigi Crespi: due pesi e due misure nella sentenza

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15 dicembre 2011 -  Una totale, completa discordanza fra risultanze investigative e sentenza giudiziaria. Il risultato del processo conclusosi davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Milano sul crack alla Hdc, la società di sondaggi vicina al cavaliere Silvio Berlusconi, ha portato all’assoluzione degli uomini più vicini a Mediaset, compreso il presidente Fedele Confalonieri e alla condanna dei fratelli Crespi, Luigi e Ambrogio. Condanne pesanti che Luigi Crespi non solo considera spropositate ma che appunto mostrano la discrezionalità della giustizia: “Sono stato condannato a 7 anni per il crack relativo ad Hdc . L’ammontare della pena mi sorprende perché – dice Luigi Crespi - la considero non coerente con la censura delle mie responsabilità ammesse fin dal primo momento. Quello che mi ferisce – qui l’affondo di Crespi riguardo alla decisione della corte rispetto alla requisitoria dei magistrati inquirenti e alle risultanze di polizia giudiziaria – è l’assoluzione dei protagonisti bancari e finanziari, anche soci di Hdc, la cui responsabilità è stata correttamente indagata dai pubblici ministeri”.

Un giudizio che Luigi Crespi argomenta con chiarezza: “Questo aspetto della sentenza mi delude come imputato e mi preoccupa come cittadino in quanto fa emergere l’arretratezza delle leggi e dell’ordinamento giudiziario. Nel guardare a questa vicenda ho l’impressione che quasi non mi riguardi e che appartenga ad un’altra vita ma questo non ridurrà la mia convinzione e la forza con cui ricorrerò in appello per tutelare la mia buona fede e quella dei miei congiunti coinvolti indebitamente in questa vicenda. Sono certo che l’appello ripristinerà la giustizia”.

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