I giudici sono riuniti in camera di consiglio

Knox in lacrime: "Non ho ucciso" Oggi la sentenza

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3 ottobre 2011 -  Una vicenda giudiziaria che dura da 4 anni. In carcere Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati di aver ucciso la studentessa Meredith Kercher nella notte tra l’1 ed il 2 novembre 2007 a Perugia.
Oggi, la sentenza della Corte di Appello. Assoluzione o ergastolo, due possibilità antitetiche.

“Hanno ucciso per niente ma hanno ucciso. Sono giovani ma anche Meredith lo era. Meritano il massimo della pena che per fortuna nell’ordinamento italiano non è quella di morte”. Sono le parole pronunciate venerdì scorso da Manuela Comodi, pubblica accusa nel processo insieme a Giuliano Mignini.


Ma loro, Amanda e Raffaele, si proclamano innocenti. I media americani, hanno già assolto la studentessa di Seattle e si contendono a suon di milioni di dollari la sua prima intervista da donna libera. Se verrà assolta, Amanda lascerà immediatamente l’Italia.

Sauro Scarabattoli, il cappellano del carcere di Capanne, dove Amanda è reclusa, sabato ha avuto modo di fare una lunga conversazione con la ragazza. “Dice che è innocente, ed io le credo”, ha dichiarato ai giornalisti.

Stamane di buon’ora, Amanda e Raffaele si sono presentati in aula. Camicia viola per lui, verde scuro per lei, che rispetto a Raffaele è parsa più tesa e preoccupata. Dopo le dichiarazioni spontanee dei due giovani, la Corte, costituita da 2 giudici togati e 6 popolari è entrata in Camera di Consiglio. La sentenza verrà letta non prima delle 20 di questa sera.

Raffaele Sollecito ha preso per primo la parola, ha ribadito la propria innocenza ed ha concluso dichiarando: “Sono teso, è un momento critico. Ma io non ho mai fatto male a nessuno”.

Amanda invece ha detto: “Non ho ucciso, non ho violentato. Io non c’ero. Sto pagando con la mia vita per cose che non ho commesso. La mia amica è stata uccisa nella nostra casa, e se io fossi stata là sarei morta anche io. La perversione e la violenza non mi appartengono. Io sono innocente”.

E la città di Perugia mal sopporta la selva mediatica. Sono oltre 400, dei quali 200 provenienti da Inghilterra e usa, i giornalisti accreditati a seguire il processo nel capoluogo umbro.

L’avvocato Luciano Ghirga, difensore di Amanda, ha parlato di una “prova scientifica schiacciante” che dimostra l’innocenza della giovane americana.

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