Comincia con il sottofondo della musica di Granada e una copertina, quella che tiene il conduttore, Michele Santoro che inneggia alla “sfida ultima”. Al sapore di sangue che i toreri sentono nella sfida con il toro. Un avvio di puntata in cui Santoro non pronuncia nemmeno una volta il nome di Silvio Berlusconi, l’ospite e la sfida che tutti attendono nella platea televisiva. L’impressione è che la “sfida” con Berlusconi dia anima e sangue proprio a Michele Santoro che da due anni si è cimentato con l’esperimento di Servizio Pubblico scegliendo altri “canali” lontano dallo strumento, quello della tv analogica, dove ha vissuto, operato con successo e costruito le sue fortune. La pubblicità.

Fra poco la piazza di Granada-Servizio Pubblico.

21.26 Comincia con un contributo filmato: 1994 la scritta e un Berlusconi magro come nessuno quasi lo ricorda che lancia la sua campagna elettorale per la famosa “discesa in campo”. Parla di fisco. Dal 1994 al 2013 il servizio si apre con un confronto sulle condizioni economiche italiane nel cuore della crisi. Il viaggio è nel profondo Nord e racconta le voci degli imprenditori esasperati dalle “vessazioni” che sentono di subire dalla tassazione dello Stato.

La prima domanda di Michele Santoro appena il servizio si conclude, cerca di essere insidiosa: “Da imprenditore, affiderebbe l’incarico di gestire una sua azienda ad un amministratore che l’ha mandata avanti otto anni su dieci contribuendo a produrre questa condizione di crisi?”. Il cavaliere risponde a caldo: “Se fosse Silvio Berlusconi sì”.

“Io non annetto a quanto abbiamo fatto come governo alcuna responsabilità riguardo alla crisi e ribadisco quanto ebbi a dire nel 2009. Non si era ancora scatenata la crisi finanziaria. I ristoranti viaggiavano a pieno ritmo, gli aerei erano difficili da prenotare durante i periodi di festa. Tutti pensavamo che si stesse riprendendo un cammino i  crescita”. Silvio Berlusconi conferma così rispondendo a una domanda di Giulia Innocenzi il suo giudizio sulla politica economica del suo governo e sostiene ancora oggi che il Paese stava bene.

Sull’Imu si scaldano gli animi. Michele Santoro alza la voce e Berlusconi – seppure con calma – sbotta: “Questo paese non è governabile. Fino a quando l’elettorato non comprenderà che bisogna dare l’appoggio ad una sola parte politica, destra o sinistra, dando pieni poteri ad un primo ministro. I padri costituenti quando scrissero la costituzione temendo che si potessero riproporre le condizioni che hanno portato al potere di Mussolini, hanno concesso poteri operativi alle Camere ma non al governo e al premier”.

Monta la polemica fra Berlusconi e Santoro che continua a sostenere che la negazione della crisi da parte di Berlusconi sia un pregiudizio insanabile sul futuro politico del cavaliere e lo accusa di gareggiare sapendo di raggiungere il suo più basso risultato elettorale che sarà ricordato. Berlusconi risponde ancora con una battuta: “Santoro ma lei è andato all’Università o ha fatto le serali? Come fa a dirle queste cose?”. Quindi si passa alle alleanze: “Se l’Italia non diventerà governabile, se non riusciremo a convincere gli elettori a concentrare i loro voti o sul Pd o sul Pdl, avremo anni di lacrime e sangue. L’unica speranza è che uno dei due partiti possa avere la maggioranza assoluta in Parlamento e che questo vincitore usi la sua maggioranza per cambiare la costituzione e dare poteri al governo”.

Gli animi si scaldano e Berlusconi arriva a sostenere – come tante volte ha già fatto – che la Corte costituzionale sia gestita da magistrati comunisti. Ma è quando si parla di soldi che il cavaliere spiazza Santoro, evidentemente agitato, che gli serve sul piatto la possibilità di replicare con una battuta: “Pensa che le avrei fatto fare soldi anche qui a La 7?” dice Santoro. Risponde Berlusconi: “Io ho bisogno di guadagnare perché devo dare duecentomilioni di lire al giorno alla mia ex moglie”.

A Travaglio che ricorda le vicende delle donnine attorno all’ex premier e la crisi che ha portato alle dimissioni del suo governo, Berlusconi esige di rispondere subito. E continua a difendere il sostegno al governo Monti “obbligato” dagli eventi nei primi mesi del mandato al professore.

Nella lunga trasmissione che ha toccato per una grande parte i temi economici, Berlusconi si è confrontato con Santoro e in grande parte con Travaglio che ha rimproverato all’ex premier di aver candidato molti deputati condannati o con curricula poco brillanti. Berlusconi risponde con una lettera che sta leggendo in questo momento a Travaglio, mutuando lo stile del giornalista del Fatto Quotidiano. La puntata, platealmente, si sta concludendo con una lite fra il candidato del Pdl e il conduttore di Servizio pubblico sulla lettera a Travaglio con cui ricorda le 10 condanne per diffamazione che l’editorialista del Fatto e di Servizio Pubblico ha subito.

La trasmissione finisce – a toni accesi – e Berlusconi lascia lo studio prima delle vignette di Vauro.